Io/Ego nelle avversità: un match tutto interno

C’è sempre una partita interiore che è giocata nella tua mente qualsiasi sia la partita che stai giocando. Il modo con cui affronti questa partita fa la differenza fra il successo e il fallimento”(Timothy Gallwey)

Durante le difficoltà, come ci comportiamo? Cosa accade di solito? Qual è l’iter comportamentale che continuiamo a ripetere? Quanto è funzionale al nostro stare bene?

Osservo i miei coachee durante le sessioni di coaching e sempre ritrovo nella loro “chiacchera interiore” i diversi tipi di dialogo a seconda di quale atteggiamento sta prevalendo dentro di loro:

1) Passività: davanti alle avversità perdo di vista me stesso, la mia luce, i miei riferimenti, i miei progetti, i miei obiettivi; lo scoraggiamento mi fa perdere energia, voglia di vivere e di rimettermi in gioco; le avversità mi annientano, mi allontanano dalla mia solidità, dalle mie radici…tutto si spegne dentro di me, l’ostacolo vince, l’impotenza mi spinge verso la frustrazione più totale, il mio ego emerge per dirmi “tanto non ce la farai mai, è tutto inutile, molla”; il pensiero che fa emergere è sempre: “tanto non ce la fai”; mentre le emozioni sono di paura, paura che genera impotenza e quindi frustrazione; infine i comportamenti conseguenti sono di passività: io non vado bene, gli altri sì, quindi resto fermo/a, sto sempre un passo indietro, in disparte, vado in BLOCCO evitando così qualsiasi azione che possa compromettere questo pseudo equilibrio.

2) Aggressività: davanti alle avversità io divento il gigante della situazione, sfido tutto e tutti, ce l’ho con tutto e tutti, tutti hanno torto, indurisco il mio cuore, non gli permetto di agire, prevale l’ego, mi sento comunque stanco, insoddisfatto; anche qui la paura la fa da padrone che genera impotenza ma che porta rabbia, rancore, risentimento. Il pensiero che si genera è sempre: “distruggi altrimenti ti distruggono”; mentre le emozioni sono di paura che genera impotenza che poi genera rabbia; infine i comportamenti conseguenti sono di aggressività: io sì che vado bene, gli altri no perché non capiscono nulla; esigo, c’è tanto controllo e zero fiducia nella vita e negli altri (in realtà in noi stessi); anche qui sento di non riuscire a farcela ma come risultato chiudo le porte al fluire della vita e mi accanisco per ottenere, raggiungere; sono sempre nell’ASPETTATIVA che mi porta ad accanirmi contro gli altri e contro gli eventi.

3) Assertività: davanti alle avversità mi domando qual è l’opportunità per me, trasformo quindi l’avversità in opportunità per cambiare, per crescere; davanti ad uno stimolo esterno che non mi aspettavo vado nell’ACCOGLIENZA innanzitutto di me stesso e poi degli altri e delle situazioni; qui l’ego scompare e lascia il posto all’Io, alla parte più vera di me; l’avversità si trasforma in un’occasione di vita per crescere; evito di giudicare l’avversità ma la guardo per come è: VITA. Il pensiero che sempre emerge è: “va bene così, io vado bene così ma anche gli altri e le situazioni vanno bene e nonostante le difficoltà, gli ostacoli, gli intoppi qual è l’opportunità per me ora?” Qui le emozioni sono sì di paura che genera dolore e tristezza iniziali, ma poi dandomi il permesso di ascoltarle, di viverle senza rinnegarle o di venirne sopraffatto ecco che arriva ad un certo punto la pacatezza che mi permette di muovere i primi passi nell’amore e nell’accoglienza di me ma anche degli altri; qui il cuore è il capitano; sono in tutto per tutto un adulto che si ascolta, si conosce e ri-conosce le proprie emozioni, i propri bisogni, li sa esprimere agli altri senza paura di essere ferito, si accoglie per come è sempre con la volontà di crescere; accetta la vulnerabilità e la dona agli altri; ha le idee chiare su cosa vuole e si attiva per raggiungere ciò che davvero desidera. Danza nei cambiamenti della vita senza che la pioggia e i temporali lo sconvolgano. Con questo atteggiamento il suo bicchiere sarà sempre mezzo pieno e il dolore un alleato per il futuro.

Quindi…

Come fare per passare da A o B a C? Innanzitutto evitiamo di giudicarci, qualunque sia l’atteggiamento che prevale e poi facciamoci la domanda, a mio parere, chiave: “cosa posso fare io con questa situazione così come è?” e soprattutto: “questa difficoltà mi sta mostrando quale opportunità?”