Programma ben-essere_se vuoi far star bene, STAI BENE

Quando stiamo bene noi, gli altri ci seguono a ruota: questo è il benessere per me” N. Quagliarella

Siamo nel pieno dell’estate e sento forte il bisogno di stare all’aria aperta, di prendermi cura di me, del mio corpo. Ho ripreso la piscina (il nuoto mi ricollega con la parte più vera di me) e ho iniziato un ciclo di grotte termali, magiche soprattutto per il mio essere, perché mi sto riappropriando dei miei spazi e dei miei tempi. Reduce da un anno parecchio impegnativo, carico di sfide, ho deciso di rallentare un pochino e mi sto rendendo conto che tutti intorno a me stanno beneficiando di questa mia ricarica. Ieri, proprio mentre ero nella grotta, è nata questa riflessione sul benessere.

In ogni percorso con i miei clienti, prima o poi si arriva a toccare con mano cosa significa mettersi al centro, cosa significa cominciare ad ascoltare i propri bisogni, i propri desideri, cosa significa cominciare a rispettarsi e a far rispettare le proprie esigenze. Ad un certo punto, indipendentemente dal risultato che si vuole raggiungere in ogni percorso, ecco che arriva e scatta il programma ben-essere, una serie di azioni mirate per cominciare a sentirsi bene, a sentirsi in sintonia con se stessi perché, solo allora, è possibile cominciare a sentire sintonia verso tutti gli altri. Ciascuno a modo suo comincia a pensare e poi a mettere in pratica dei comportamenti che lo riportano a ri-sintonizzarsi con la parte più vera di sé, spesso dimenticata o messa in secondo piano: c’è chi ha l’esigenza di fare passeggiate in riva al mare; chi si regala un massaggio; chi si compera qualcosa per sé col gusto di piacersi un pochino di più; chi comincia a iscriversi in palestra o in piscina; chi comincia a riconoscersi il diritto di stare seduto sul divano senza fare niente quanto basta per riappropriarsi di se stesso; chi si pone come obiettivo quello di riprendere a leggere libri chiusi nell’armadio perché non c’era tempo. Non c’è mai tempo fino a quando non cominciamo a prenderci in considerazione davvero come persone che hanno almeno tanta importanza quanta gli altri.

Siamo sempre stati abituati del contrario: “prima pre-occupati degli altri, poi arrivi tu”; “prima fai in modo che gli altri stiano bene, siano a loro agio e poi, se proprio è il caso, prendi in considerazione anche te stesso”. I condizionamenti esterni sono sempre stati: “se penso a me, se non faccio come dicono loro, sono un egoista, sono cattivo e allora perdo l’amore di mamma e papà e questo non va bene”. E il nostro bambino, crescendo e diventando adulto, ha incarnato l’idea che prima di noi stessi ci sono gli altri.

Ma per noi quando arriva il momento di prenderci in considerazione? Quando arriva il momento di ascoltare i disagi che il nostro essere vero ci comunica attraverso i più disparati segnali a partire dal corpo? La risposta, il più delle volte è: “forse, chissà, un giorno quando vado in pensione oppure quando i miei figli saranno grandi o ancora quando avrò i soldi…”

Scuse, scuse per evitare di fare i conti con un cambio di prospettiva: solo se sto bene io posso contribuire al ben-essere degli altri e in questo modo evitiamo di confondere il bisogno di essere amati con la volontà di amare perchè quando siamo nel bisogno continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto da piccoli, disidentificarci, annullarci per compiacere, con l’aspettativa di ricevere un qualcosa dagli altri, quando siamo invece nella volontà di dare amore vero ecco che allora scatta  il desiderio di metterci al centro per contribuire innanzitutto al nostro benessere.