L’essenza del coach_essere prima di fare

“Non possiamo insegnare niente alle persone, possiamo solo aiutarle a scoprire ciò che già possiedono dentro di loro” (G.Galilei)

Mi piace pensare che con il termine coaching andiamo ad indicare innanzitutto un approccio col quale considerare le situazioni, respirare le persone, vivere la vita. Accoglienza di noi stessi e degli altri, ma anche autenticità e unicità e ancora volontà e azione sono le fondamenta di questo approccio che se agito con coerenza ci travolge e coinvolge con tutta la potenza dell’essere. Quando ho scelto questa professione, innanzitutto nel cuore quando ancora non sapevo dell’esistenza di questa figura, mi occupavo di risorse umane all’interno di un’azienda e sempre più mi accorgevo di quanto fosse determinante essere se stessi e stimolare gli altri a fare altrettanto. E giorno dopo giorno mi accorgevo di quanto importante fosse accompagnare innanzitutto me stessa a riscoprirmi, a prendermi per mano per raggiungere i miei traguardi.

Diventare coach significa innanzitutto conoscere se stessi; aprirsi all’ascolto per imparare a comunicare con assertività; non imporre la propria visione, ma favorire la riscoperta, lo sviluppo e il successo delle eccellenze già presenti. Per essere coach è necessario innanzitutto lavorare su se stessi per essere consapevoli dei propri pensieri, delle proprie strategie, dei propri schemi, delle proprie convinzioni per essere certi di lavorare con le persone senza filtri e pregiudizi. Attenzione, non occorre essere “perfetti”, ma imparare a posizionarsi in uno stato di neutralità e di “silenzio mentale” che ci permetta di vedere, accogliere e rispettare le altre persone nella loro autenticità. Per lavorare con persone diverse da noi ed avere fiducia nelle loro capacità è necessario sospendere il giudizio. Un coach sa essere un osservatore attento, un amico spietato e gentile allo stesso tempo, consapevole che le persone hanno la facoltà di cambiare ma che spesso dimenticano come farlo.

Un coach diventa per gli altri un punto di appoggio, attraverso cui catapultare il potenziale. Negli approcci tradizionali viene dedicato troppo tempo all’analisi del problema con la conseguenza che questo tende a ingrandirsi, addirittura diventando più solido e stabile di quanto non fosse prima. Dando per scontato, invece, che dentro la persona ci sia sempre la soluzione e dedicando più tempo a questa ricerca, possiamo agire con minor dispendio di energia e con più efficacia nel raggiungere gli obiettivi desiderati. Il coach è dunque una persona che continua a crescere dentro di sé, che continua a interrogarsi e ad attendere pazientemente le sue risposte, che vede nei suoi errori l’opportunità di andare oltre le barriere che si è costruito intorno a sé, che continua a sfidarsi ma anche ad accogliersi senza giudicarsi (ma neanche giustificarsi); è una persona che ha imparato ad ascoltarsi e a dialogare con se stesso per entrare in contatto con se stesso, con la parte più vera dove risiede tutto: risorse e risposte.