Piccoli: liberi di essere o liberi di fare_il dilemma dei grandi

Tuo figlio è una spugna che ogni giorno assorbe il colore delle tue abitudini, delle tue parole e delle tue credenze. Comprendere questo passaggio è la prima tappa per lasciarlo libero di esprimere il colore (unico) che è venuto a manifestare nel mondo

Mi trovo spesso ad accompagnare genitori in difficoltà nell’educazione dei propri figli. Respiro la loro frustrazione e la loro sensazione di impotenza che a volte rasenta la disperazione. Questa nuova generazione è tosta, ci sta costringendo a guardarci dentro e a fare i conti con tutte quelle parti di noi che sono in conflitto, ci sta costringendo a cercare la nostra felicità perché solo allora loro potranno davvero crescere nel benessere.

Partiamo dal significato della parola educare: dal latino e-ducere, tirare fuori, permettere a ciascuno di essere chi realmente è. Quella che da sempre è la nostra interpretazione di educare è invece quella di mettere dentro, far capire, guidare, inculcare i nostri valori, inserire le nostre esperienze, creare, di fatto, dei cloni di chi siamo o, peggio, di chi vorremmo essere. I nostri figli, nipoti, alunni non sono altro per noi che dei contenitori vuoti in cui immettere tutto quello che noi reputiamo significativo e importante perché i bambini vengano accettati dalla società, dai nonni, dagli insegnanti, da noi…ma ci domandiamo cosa occorre loro perché siano loro stessi i primi ad accettarsi?

In realtà stiamo ripetendo lo stesso disegno che noi, a nostra volta, abbiamo subito…e pensare che per recuperare la nostra felicità occorre cancellare tutto quello che non fa parte di noi ma che abbiamo subito nolenti da piccini; occorre sostituire i pensieri zavorra e le convinzioni azzeranti che non fanno parte di noi perché ci sono state inculcate durante la nostra “educazione”.

Partire dal presupposto che i bambini con i quali veniamo in contatto non siamo noi ci permette di considerarli come persone con una propria unicità, ci permette di vederli non come dei contenitori vuoti da riempire ma come esseri già completi di tanta bellezza, basta “solo” rispettarla e permetterle di uscire e di fluire.

Come fare?

Ascoltandoli col cuore; accogliendoli senza giudicarli; accompagnandoli senza guidarli nelle scelte; permettendo loro di decidere cosa è bene e cosa è male per loro; dicendo più si è meno no.

Semplice? Ovvio che no solo perché noi per primi non abbiamo ricevuto tutto questo, ma la soddisfazione di quando vedremo i nostri bambini un giorno adulti felici, realizzati, che si rispettano e vengono rispettati, con una bellissima luce nei loro occhi ci ripagherà di tanti sforzi e soprattutto noi, accompagnando loro, accompagneremo noi stessi a riscoprire la nostra unicità di quando eravamo “contenitori” già pieni di tanta bellezza perché noi stessi.