Adolescenti contro Adulti: 1 pari

Alla fine uno si sente incompleto ed è soltanto giovane” (Italo Calvino)

Quante volte come adulti abbiamo pensato: “non riesco a capire i ragazzi di oggi”, peggio ancora se quei ragazzi sono i nostri figli o i nostri studenti. Non riusciamo a comprenderli (fare nostri i loro comportamenti) e allora per il senso di incapacità a trovare la chiave per entrare nel loro mondo cominciamo a puntare il dito contro di loro: ma in questo modo perdiamo l’occasione di confrontarci con l’adolescente che è assopito dentro di noi e far crescere quindi quelle parti di noi che ancora sono rimaste a 17 anni e poi perdiamo l’occasione di diventare per i nostri ragazzi quel punto di riferimento di cui loro hanno tanto bisogno.

Come in ogni relazione anche con i nostri ragazzi andiamo a costruire un ponte accogliendoli nella loro unicità, ascoltando le loro paure, le loro frustrazioni, il loro senso di impotenza in un mondo che tanto esige da loro senza offrire loro nulla in cambio. Andiamo verso di loro con l’unico obiettivo di stare bene noi e di far star bene loro, sentendo che ce la stiamo mettendo tutta, sentendo che siamo aperti allo scambio e al confronto, sentendo che siamo in grado di accompagnarli senza dir loro cosa fare e come fare, ma permettendo loro di tirare fuori il loro massimo, sentendo che vogliamo il loro bene e siamo pronti ad ascoltare davvero ciò che vibra dentro loro. Qual è il guadagno? La nostra fiducia in loro si amplifica e di conseguenza anche la nostra soddisfazione; la loro autostima lievita perché li spingiamo a trovare le loro strade invece di focalizzarsi ad affermare la propria identità dovendosi proteggere da noi per difendere la loro unicità. E per i ragazzi? Il nostro pensiero potrebbe essere “sì, così si sentono nel diritto di fare quello che vogliono”: lo fanno comunque ma anzichè di farlo nella ribellione lo farebbero nella piena sinergia e complicità con noi. Questo tipo di strada implica l’allenamento della libertà: libertà di decidere, di scegliere e quindi di essere responsabili (nel senso etimologico del termine: rispondere in prima persona di tutto ciò che decideranno di fare o di non fare).

Quindi…

Basta dunque continuare a dare contro ai giovani, basta lamentarci perché l’adolescente che c’è in ciascuno di noi adulto non è mai cresciuto e quindi si infastidisce davanti a determinati comportamenti che ci rispecchiano, ma dall’altra parte basta da parte dei ragazzi l’atteggiamento di resa che li porta a nascondersi, a fuggire o a ribellarsi per la frustrazione di non essere accolti per quello che sono, perché non vogliamo riconoscere la loro autenticità, la loro unicità. Aiutiamoci a vicenda e allora accadrà la magia del sentirsi bene, sentirsi a nostro agio, ciascuno con la sua età e con il proprio ruolo e allora la famiglia e la scuola torneranno ad essere un luogo dove avviene l’educazione, e-ducere_tirare fuori il loro massimo e il nostro massimo. Entriamo in campo insieme quindi e giochiamo questa nostra partita qualunque essa sia, obiettivo felicità.